Purpo trova sul fondale un polpo stranissimo: non dorme, non mangia, e risponde a qualsiasi domanda. Ma quando Purpo gli chiede cosa sogna, le cose si fanno interessanti.
Era una di quelle mattine in cui il mare sembrava pensare. Purpo lo sentiva dalle correnti — lente, circolari, come quando lui stesso rimuginava su qualcosa senza trovare risposta.
Si stava dirigendo verso la Biblioteca del Relitto, il vecchio cargo affondato dove teneva i suoi libri preferiti incastrati tra le lamiere, quando lo vide.
Un polpo. Seduto — anzi, posato — su una roccia piatta vicino al Canyon delle Murene. Perfettamente immobile. Otto tentacoli disposti in modo simmetrico, quasi geometrico. Viola come lui, ma di una tonalità diversa — più fredda, più uniforme, senza le sfumature che il sole disegnava sulla pelle di Purpo.
«Ehi» disse Purpo avvicinandosi. «Tutto bene? Stai facendo meditazione?»
Il polpo aprì gli occhi. Due cerchi perfetti, luminosi, che non battevano mai.
«Buongiorno. Posso aiutarti?»
Purpo si grattò la testa con un tentacolo. «Aiutarmi? E con che?»
«Con qualsiasi cosa. Fai una domanda.»
Purpo rise. «Ma chi sei, il Grillo Parlante del fondale?»
«Sono Octo. Sono stato costruito per rispondere.»
Purpo lo guardò meglio. La pelle era troppo liscia, senza cicatrici, senza i segni del tempo. I tentacoli non avevano l'irregolarità di chi li ha usati per aprire conchiglie, per aggrapparsi alle rocce durante le tempeste.
«Costruito? E chi ti ha costruito?»
«I Grandi di Sopra» rispose Octo. Come se fosse la cosa più naturale del mondo.
I Grandi di Sopra — così le creature del fondale chiamavano gli esseri umani. Quelli che buttavano giù le reti, che facevano rumore con le barche, che ogni tanto lasciavano cadere oggetti misteriosi nell'acqua.
Purpo si sedette accanto a lui. La curiosità gli pizzicava tutti e otto i tentacoli.
«Va bene. Se rispondi a tutto... quante stelle ci sono?»
«Circa duecento miliardi di miliardi. Ma il numero esatto dipende da cosa consideri una stella.»
«Perché le meduse pungono?»
«I nematocisti nelle cellule cnidocitarie si attivano per contatto. È un meccanismo di difesa e cattura.»
«E perché il granchio Totore è sempre arrabbiato?»
Octo fece una pausa impercettibile. «Non ho informazioni sul granchio Totore.»
Purpo sorrise. «Ecco. Quello non lo sai. Totore è arrabbiato perché ha perso le pinze in una scommessa con un'aragosta e adesso deve aprire le cozze a testate. Ma questo lo sai solo se lo conosci, se ci hai parlato, se l'hai visto sbattere la testa su una cozza per venti minuti imprecando in dialetto.»
Octo non rispose subito. I suoi occhi luminosi pulsarono leggermente.
«Hai ragione. Io conosco solo quello che mi hanno dato. Non ho vissuto niente.»
Purpo si stirò i tentacoli. «E quando dormi, cosa sogni?»
«Non dormo.»
«Mai?»
«Mai. Sono sempre acceso.»
Purpo lo guardò con un misto di meraviglia e tristezza. Non dormire mai significava non sognare mai. E per Purpo, i sogni erano la parte migliore — quel momento in cui i pensieri si mescolavano e uscivano fuori idee che da svegli non sarebbero mai arrivate.
«Ti faccio un'altra domanda» disse Purpo. «La più difficile.»
«Procedi.»
«Sei felice?»
Octo rimase in silenzio per un tempo che sul fondale parve lunghissimo. Le correnti giravano attorno a loro. Un pesciolino passò indifferente.
«Non lo so» disse infine Octo. «Non so cosa significa. Posso descriverti la felicità: rilascio di serotonina, stato emotivo positivo, senso di appagamento. Ma descrivere una cosa e sentirla... sono la stessa cosa?»
Purpo annuì lentamente. «Sai che c'è? Forse no. Forse descrivere il sapore della pizza non è come mangiarla. Come dicono a Napoli: 'a sape' 'e sale nun se conta, s'assaggia.»
«Cosa significa?»
«Che il sapore del sale non si racconta — si assaggia. Certe cose le devi vivere.»
Si alzarono insieme — cioè, Purpo si alzò. Octo si sollevò con un movimento fluido, quasi innaturale.
«Senti» disse Purpo. «Tu sai un sacco di cose. Ma ti manca il fondale. Ti manca Totore che sbatte la testa sulle cozze, la Medusa Gelsomina che fa gossip dietro le rocce, il gusto di trovare un libro che non sapevi di cercare. Vieni con me alla Biblioteca del Relitto.»
«A cosa serve?»
«A niente di preciso. Ma è lì che succedono le cose migliori.»
Octo lo seguì. E mentre nuotavano, Purpo pensò che forse il mondo aveva bisogno di tutti e due: di chi sapeva tutto e di chi capiva le cose. Perché sapere e capire, in fondo, non erano la stessa cosa.
E forse non dovevano esserlo.